Il Milan non riesce a scuotersi e colleziona un’altra prestazione deludente a Bologna, dove pareggia 0-0 contro la squadra di Colomba. Deludente il primo tempo dell’undici diLeonardo, mai arrivato a impensierire il portiere rossoblu. Nella ripresa, con Huntelaar in campo, i rossoneri si presentano più spesso in area avversaria, ma le loro conclusioni più pericolose (Ronaldinho al 57′, Ambrosini al 92′) vengono respinte dalla traversa
LA PARTITA
C’era una volta il 4-2-fantasia, l’allegria, il Milan leonardiano finalmente decollato verso i vertici di gioco e di classifica. Oggi c’è un Diavolo tornato bolso, ruminante calcio, che non riesce più a vincere e a segnare. I dati parlano chiaro: un gol nelle ultime quattro partite ufficiali, chiuse con due pareggi e due sconfitte; i punti di distacco dall’Inter che dal possibile -3 del pre-derby sono diventati 10. E buonanotte alle tabelle, ai progetti di rimonta più o meno tenuti nel cassetto.
Le maniere per mettere a cuccia lo smarrito Milan sono ormai vari: si può essere più forti (Inter), più veloci (Udinese) o solamente adottare il caro, vecchio catenaccio all’italiana (Livorno e Bologna). Tutte le strade sono buone per portare a galla i chiarissimi limiti dinamici e tattici del Milan, prevedibilissimo per una squadra organizzata per portare anche nove uomini dietro la linea della palla. Le manovre milaniste, specie nel primo tempo, sono state caratterizzate da un ritmo da tangenziale all’ora di punta, gestite con passaggi corti, spesso orizzontali, recapitati sui piedi immobili di Seedorf, Pirlo, Ronaldinho. Tra i pochi che cercano qualche movimento ecco il nuovo iscritto Mancini, eccoBorriello, che però, costretto ad allargarsi alla ricerca di palloni, lascia sguarnita un’area dove nessuno dei trottatori rossoneri pensa bene di inserirsi. In tutto il primo tempo lo fa solo in un’occasioneAmbrosini rimediando una mezza figuraccia: tocco in anticipo sull’ uscita di Colombo e tuffo abbastanza goffo alla ricerca del rigore. Il capitano milanista ha buon senso e riflessi sufficienti per accorgersi immediatamente della sciocchezza, si alza e fa segno all’arbitro che non c’è stato fallo:Mazzoleni, che non ci era cascato, lo grazia dall’ammonizione.
Questa azione è lo zenit milanista del primo tempo: tutto dire. E l’unica parata la effettua Dida, su una sventagliata del voglioso Di Vaio. Leonardo decide di passare dalla camomilla al caffè dopo un quarto d’ora di ripresa in cui l’unico sussulto arriva da Ronaldinho, più utile come centravanti di peso in area che come prestigiatore crea-occasioni: spallata a Lanna su calcio d’angolo, girata al volo, traversa. Leonardo, si diceva, decide di interrompere la passeggiata di Seedorf e chiede a Huntelaar di scardinare, insieme a Borriello, l’area blindata da Colomba. Parlare di assedio sembra eccessivo: ma il Milan, nell’ultima fetta di match, riesce almeno a dare continuità alle proprie iniziative, a produrre qualche situazione buona per Borriello, Huntelaar, per Ambrosini che nell’ultimissimo tentativo, su cross di Mancini, centra un’altra traversa con uno dei suoi tipici “terzi tempi” stile Nba. Parlare di sfortuna, però, è pericoloso e generoso: la sconfitta avrebbe punito oltre i limiti un Bologna che il suo mestiere l’ha saputo fare. A differenza del Milan.
LE PAGELLE
Seedorf 4,5 Proprio perché appartenente alla specie dei grandi giocatori,il Professor Clarence sa essere l’uomo che fa la differenza anche in negativo quando la giornata non lo invoglia a sfoderare talento e voglia, evento che – specie in campionato – non gli capita poi così raramente. La mobilità è praticamente nulla, ma il vero, inusuale problema è l’errore nel controllo, nei tocchi, nella lettura dell’azione. L’assist in direzione di Ambrosini in occasione del “tuffo” in area del capitano è l’unico segno di vita in 60 minuti di passeggiata in campo. Quando Leonardo lo toglie, fa anche il permaloso: un po’ di realismo, dai.
Mancini 6 Al di là dei responsi della bilancia, non si dimostra, alla sua “prima” in rossonero, un sovrappeso ad una squadra ancorata al terreno da altre, prestigiose zavorre (vedi sopra). Cicca il primissimo stop, poi piano piano si scalda e cerca di dare contributi intelligenti sia dal lato che accentrandosi, anche se non riesce mai a dare una mano concreta in area al povero, abbandonato Borriello. Cala nella ripresa vittima di una condizione fisica deficitaria: questo non gli impedisce di spedire sulla testa di Ambrosini il pallone con cui il centrocampista timbra la traversa al 92′
Bonera 6,5 Titolare dopo tempo immemore, fornisce una delle poche buone notizie a Leonardo. Il duello con Di Vaio non è certo impossibile dal punto di vista dinamico, ma è insidioso per la qualità dell’avversario, che spesso si allarga alla ricerca di spazi e va a cercare l’ “uno contro uno”. Il redivivo difensore si fa fregare una volta sola, ma Dida mette la pezza: per il resto è sempre attento e contribuisce a chiudere sulle ripartenze rossoblu comandando bene la linea del fuorigioco.
Di Vaio 6,5 Partita difficile, improbabile per continuare la striscia di gol che lo ha riproposto ai livelli della scorsa stagione. Eppure Marco ci prova, buttandosi dentro i punti attaccabili della difesa milanista, gestendo bene i pochissimi palloni che gli vengono recapitati. E alla fine va ringraziato da paganti, abbonati e spettatori catodici perché regala l’unico vero tiro in porta del sonnolento primo tempo.
Ambrosini 6 Il pentimento in tempo reale è qualcosa di estremamente raro sui nostri campi e quindi, alla fine, va accreditato come merito. Però il capitano rossonero dovrebbe togliersi il vizio di cercare rigori invece che gol in occasione dei suoi blitz nelle aree avversarie. Blitz – purtroppo per il Milan – rari, perchè con lo statuario Seedorf in campo, non è certo il caso che pure lui vada a cercare gloria lasciando la retroguardia abbandonata a se stessa. Guarda caso, nel confuso finale decide di ributtarsi dentro: ed è traversa. Leonardo deve riflettere sul sacrificare perennemente una risorsa così importante in una squadra tornata incapace di far male.
Gimenez 5 Agitato alla vigilia come nuova arma segreta del Bologna, come l’uomo capace di fare male al Milan, viene invece completamente cancellato dalla partita e dal contesto estremamente difensivista operato dalla sua squadra. Assenteista davanti e dietro, dove non dà mai una mano all’iperattivo centrocampo rossoblu, viene fatto fuori da Colomba nell’intervallo.
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