Dopo il pareggio di San Siro contro il Milan, il Livorno ottiene un altro risultato importante, strappando un punto preziosissimo anche allaJuventus. Il gol di Filippini manda in visibilio il Picchi, che torna sulla terra a fine tempo con la rete diLegrottaglie. La Juve ci prova nella ripresa, ma dopo i primi 20′ di predominio i toscani rischiano anche di vincere. Beffa finale per i bianconeri, che chiudono in dieci: espulso Felipe Melo.
LA PARTITA
Un inizio confortante più per il Livorno che per la Juve, che senza timore reverenziale impersona alla perfezione lo spirito dell’uomo che lo guida dalla panchina. Cosmi, si sa, è un sanguigno, uno che bada poco alla forma e molto alla sostanza, ma con questa, spesso, ha ottenuto risultati importanti. Dall’altra parte della barricata c’è la Juve, gestita dal timoniere Zac, arrivato per traghettare una nave alla deriva fino alle coste della Champions League e che, in due partite, ha solo raddrizzato la rotta senza riuscire a invertirla. Il primo buco di Cannavaro sulla discesa di Vitale dopo tre minuti fa già preoccupare i bianconeri, che all’esordio col nuovo modulo, o “vestito” come preferisce chiamarlo il tecnico di Cesenatico, non sembrano trovarsi a loro agio. Vitale si inbuca sulla sinistra ma il primo cross è pessimo. Meglio farà qualche minuto più tardi, precisamente al 25′, quando sul traversone del classe ‘87 di Castellammare di Stabia svetta il piccolo Filippini, che baldanzoso svetta tra gli immobili Grosso e Melo per l’1-0. Sembra la fine. La squadra che doveva risorgere, è già sotto, e il Livorno non stenta ad arretrare, ma è una situazione che va cambiando, con timidi segnali di vita bianconeri. I labronici, una volta conseguito il vantaggio, cercano di difenderlo e abbassano il baricentro. E’ il segnale per provare a contrattaccare, e la Juve fa qualche passo verso un lieve miglioramento. Passi che portano al gol arriva in finale di tempo, grazie a un calcio da fermo. Da una punizione di Diego, inconcludente in movimento ma sempre preciso con la palla ferma davanti al destro, nasce tutto. La testata di Legrottaglie è una liberazione per lui e per tutto il popolo zebrato, 1-1.
Secondo tempo. L’aria è cambiata, la Juve si presenta prima del Livorno sul terreno di gioco conscia di aver tutte le carte in regola per sopraffare l’avversario. Del Piero e compagni prendono campo e provano a mettere alle corde la formazione di Cosmi, ma la scarsa vena del capitano e del compagno di reparto Amauri, poco e mal serviti, non permette altro che velleitarie conclusioni verso un Rubinho attento alla prima uscita con la maglia amaranto. La spinta bianconera si esaurisce dopo mezz’ora, complice l’espulsione di Felipe Melo, reo di un fallo di ostruzione onestamente mal giudicato dall’arbitro, che avrebbe potuto tranquillamente soprassedere. La Juve resta in dieci, e l’annata buia del centrocampista brasiliano sembra proseguire. L’uomo in meno rimanda in crisi i piemontesi, che lasciano al Livorno la possibilità di trovare il vantaggio. Clamorosa l’occasione che capita sui piedi diFilippini nel finale, ma il folletto bresciano calcia alto da ottima posizione e con questo tentativo terminano le speranze dell’Armando Picchi di poter ancora esultare. Solo bagarre nel finale, tra i fischi a Candreva e gli applausi agli “eroi” labronici che vengono sostituiti. Per la Juve pochi sorrisi e un pareggio che la lascia al sesto posto in classifica, in allontanamento dalla zona Champions. Ancora tanto da lavorare per il timoniere Zaccheroni, che spera di ritrovare i suoi marinai, alias centrocampisti di ruolo (solo Candreva e Melo erano disponibili per questa partita), e qualche risultato che darebbe almeno un po’ di morale a una ciurma che necessita di fiducia.
LE PAGELLE
Grosso 4.5: dov’è finito il terzino che ha portato l’Italia a essere Campione del Mondo? Ce lo si chiede da tempo, ma la prova di Livorno è la riprova che quel terzino, si è perso. In fase offensiva pressocché disastroso, si contano sulle dita di una mano i passaggi giusti, che non vanno oltre il normale alleggerimento. In fase difensiva ha il demerito di farsi anticipare dal più basso dei 22 in campo, Antonio Filippini.
Filippini 7: è come Davide contro Golia. Lui, Antonio, dall’alto del suo metro e settanta si prende una serata di gloria nei confronti di Grosso (190 cm) e Melo (183), saltando tra i due colossi e incornando da centravanti vero. Un gol che fa esplodere il Picchi, che fa gridare all’altra impresa in stile San Siro (Milan). Poi il gol di Legrottaglie, e la magia finisce, ma il trentaseienne bresciano è encomiabile anche nella ripresa per l’apporto costante in fase di rottura
Diego 5.5: partita a due facce. Dr. Jeckyl e Mr. Hyde. Il primo tempo è una croce, con tanta, troppa fatica nel tornare ogni volta a prendersi il pallone a centrocampo per creare qualcosa che non riesce mai a concretizzarsi. Meglio nella ripresa, dove la Juve alza il baricentro e lui ha più spazio per creare, entrando nel vivo delle azioni offensive bianconere. Nella pochezza dell’attacco bianconero è il meno peggio.
Vitale 6.5: Cosmi gli aveva preferito Pieri, ma poco prima del fischio d’inizio un infortunio ha costretto l’allenatore amaranto a virare sul giovane di scuola Napoli. L’esterno di Castellammare di Stabia lo ripaga con una prova più che positiva. Suo l’assist a Filippini per il gol labronico e sue le sortite offensive che nel primo tempo mettono in crisi la Juve sulla sua corsia.
Felipe Melo 5: non fosse per due ingenuità sarebbe una sufficienza piena, peccato che quelle due ingenuità siano decisive ai fini del risultato finale, e delle continue sofferenze della “Vecchia signora”. Sul gol di Filippini è lui l’uomo in anticipo, che guarda la palla terminare sulla testa del piccolo centrocampista amaranto. Nel finale, è sempre lui che si fa espellere, anche se Brighi eccede in severità; ma i suoi compagni, in dieci, rischiano di prendere il secondo gol e la prossima partita Zaccheroni dovrà pregare nel ritorno di qualche centrocampista.
Amauri 4.5: forse l’ha capito anche Lippi. Un Amauri in queste condizioni non può essere minimamente preso in considerazione per una maglia ai mondiali. Si sbatte, quello si, ma più che falli non recupera, e quando va male, li commette. L’unico vero tiro che fa verso la porta di Rubinho (Rubinho, non Casillas), a gioco fermo per giunta, lo spara abbondantemente fuori.
IL TABELLINO
LIVORNO (3-5-2): Rubinho 6, Perticone 6, Knezevic 6.5, Diniz 5.5, Raimondi 6 (15′ st Marchini 5.5), Pulzetti 6 (36′ st Moro sv), Mozart 6, Filippini 7, Vitale 6.5, Lucarelli 6, Bellucci 6 (41′ st Di Gennaro sv). A disp: De Lucia, Bergvold, Bernardini Danilevicius. All. Cosmi
JUVENTUS (3-4-1-2): Buffon 6, Cannavaro 5 (6′ st Zebina 6), Legrottaglie 6.5, Chiellini 6, Caceres 6, Candreva 6, Felipe Melo 5, Grosso 4.5 (30′ st De Ceglie sv), Diego 5.5, Amauri 4.5, Del Piero 4.5 (38′ st Giandonato sv). A disp: Manninger, De Ceglie, Marrone, Giovinco, Paolucci. All. Zaccheroni
ARBITRO: Brighi
MARCATORI: 26′ Filippini (L), 42′ Legrottaglie (J)
AMMONITI: Cannavaro (J), Mozart, Perticone, Lucarelli (L)
ESPULSI: 38′ st Felipe Melo per gioco scorretto (J)