Partita da dimenticare quella tra Inter e Sampdoria nell’anticipo della 25.a giornata di Serie A. Finisce 0-0 in un contesto di cartellini, scorrettezze e un clima di tensione che ha coinvolto panchine e pubblico, autore di una “panolada” alla spagnola. Tre gli espulsi, con l’Inter in 9 fin dal 38′ per i “rossi” a Samuel e Cordoba: in un ambiente bollente, la Samp non punge e rimane in 10 a sua volta al 73′ (fuori Pazzini)Â
LA PARTITA
Ci si attendeva una gara molto fisica, con l’Inter di fronte a una delle pochissime squadre del panorama nazionale in grado di sostenere il combattimento dal punto di vista atletico e muscolare, capace quindi di correre e picchiare. Ma ricordando anche la partita di andata, ci si augurava anche di vedere buon calcio, un match di quelli che ricorrendo agli stereotipi si definisce all’ “inglese”. Nessuno, invece, si aspettava di assistere a un autentico scempio calcistico, una non-partita intelaiata solo ed esclusivamente su fattori ambientali e su comportamenti sballati da parte di pressoché tutti i protagonisti.
Altro che “calcio inglese”: dal primo minuto, ecco servita una partita all’italiana condita da entrate al limite, sportellate, recriminazioni giustificate e meno, qualche sceneggiata atta a fare fesso l’arbitro. E Tagliavento, dopo un po’, ci finisce dentro con tutte le scarpe: e ne fa le spese l’Inter, che paga molto caro la consueta abitudine di vivere il match sopra le righe, di non sapere incanalare l’immensa carica agonistica solo ed esclusivamente sul pallone, attrezzo che potrebbe e saprebbe usare molto meglio della Sampdoria. Dopo mezz’ora con tiri due e botte molte, ecco il tornado dei cartellini: Samuel, già ammonito, sbraccia per fermare un blitz dello spiritato Pozzi, steso a ginocchiate da Stankovic al minuto uno. L’arbitro estrae il rosso diretto e l’Inter va in corto circuito: Cordoba si fa ammonire due volte in sette minuti e lascia i suoi in nove, poco prima Lucio si è preso una scarpata da Pazzini e il sampdoriano se la cava con un giallo. E giù proteste, urla, insulti. Belle scene, complimenti a tutti: a Tagliavento che poteva usare un minimo di buon senso con Cordoba, alla panchina nerazzurra che sembra un pacchetto di mischia, a Pozzi che provoca, a Mourinho che mostra alle telecamere i polsi incrociati: guardate, ci ammanettano. Ma qui chi va in galera, anche grazie a questa maniera di preparare le partite, è il nostro campionato.
Dopo un simile primo tempo, la ripresa vive in un clima assurdo, insopportabilmente elettrico. La Sampdoria, che per logica avrebbe in mano il pallino del match, sembra paradossalmente la più scossa: traccheggia, balbetta, non corre, pare quasi paralizzata dalla paura dell’ambiente. Chi non ha paura evidentemente è Tagliavento, che sfida il mondo ammonendo Eto’o per simulazione; San Siro, dopo 83 anni di storia, vive la sua prima “panolada” alla spagnola con sventolio di fazzoletti, giornali, carta igienica. E’ una partita surreale, con la cronaca sostituita da una fedina dove si infila persino Milito, in genere estraneo a queste oscenità calcistiche: bruttissima un’entrata su Palombo, che porta a casa un’incisione sul polpaccio. In tutto questo il 4-3-1 dell’Inter tiene senza sbandare: Samp molle, si è detto, ma anche grande volontà dei “superstiti” della difesa guidati da un Lucio ai limiti della perfezione, con Eto’o encomiabile a sacrificarsi nel doppio ruolo di centrocampista e spalla di Milito. Lo scempio continua e passa per il cambio di rotta di Tagliavento, che passa al metro compensativo e alla prima occasione estrae il secondo giallo anche per Pazzini. Dieci contro nove e Samp ora ancora più attanagliata dal terrore: ed è l’Inter, nella persona e nei piedi di Samuel Eto’o, ubriaco di fatica, che fallisce l’unica occasione degna di 90 minuti da incubo sparando su Storari un assist di Pandev, appena entrato al posto di Milito. Per Mourinho, forse, un 1-0 simile sarebbe stato un capolavoro, il trionfo contro le Forze del Male che continuano a combattere lo strapotere interista. Forse sarebbe più giusto anche interrogarsi su una certa maniera di gestire i nervi e la logica tensione che vive una grande squadra giunta al bivio decisivo sia in Italia che in Europa. Ma è una speranza vana quanto quella di una partita dell’Inter che si apra, si svolga e si chiuda con il sorriso sulle labbra.Â
LE PAGELLEDomanda: se un arbitro dà un segnale preciso, vale a dire quello di ammonire alla prima entrata palesemente sballata, perché insistere? Samuel, soprattutto, non può recriminare sui due gialli comminatagli da Tagliavento. Troppo teso, così come Cordoba, che si è preso la prima ammonizione per una distanza su punizione: giocatori esperti e bravi come loro devono sapere fiutare il vento e comportarsi di conseguenza.
Samuel e Cordoba 4
Lucio 7,5 Una delle pochissime figure positive della serata. Entra e nel giro di pochi secondi si trova a dirigere la fase difensiva di una squadra in nove. La pochezza sampdoriana lo aiuta, ma lui non sbaglia mezzo pallone, alto o basso che sia. Si permette anche una discesa palla al piede che scatena la tribuna e provoca l’episodio che avrebbe potuto sancire l’uscita di scena di Pazzini molto prima di quanto poi avvenuto
Stankovic 5 E’ un voto simbolico, perché anche lui, con l’Inter a -2 uomini, dà un contributo dinamico importante. Ma in questa serata Deki è veramente il simbolo dell’Inter che predilige il calcio ai calci, le urla verso l’arbitro alle urla al cielo per un gol. Si presenta dopo un minuto con una ginocchiata dura e sleale nella schiena di Pozzi: è lui che accende la scintilla di una gara brutta e cattiva. Poi si incarica di cercare falli, di provocare cartellini e alla fine ci riesce, facendo spedire fuori Pazzini. Contento lui…
Pozzi 6 Nel paio di occasioni che ha di svolgere il suo mestiere di centravanti, con movimenti intelligenti, qualche buona sponda e un colpo di testa con cui chiama Julio Cesar a una delle uniche due parate della sua serata. In realtà è epicentro di tutto il bailamme della serata con i casi delle espulsioni di Cordoba e Samuel, delle botte che prende e dà a Stankovic, con un comportamento da invasato che deve essere tamponato perfino dai compagni di squadra. Alla fine, paga anche lui: ammonito e diffidato, salterà la prossima.Le manette, le sceneggiate, le occhiate di sfida, la squadra tenuta negli spogliatoi nell’intervallo mentre gli altri sono già pronti a ricominciare. Cose che finiscono per oscurare anche i suoi meriti, tipo quello – in questo caso – di organizzare una squadra in nove uomini per 66 minuti. Basta, davvero. Per favore. Basta. La pianti una volta per tutte.
IL TABELLINOJulio Cesar 6,5; Maicon 6,5, Cordoba 4, Samuel 4, J.Zanetti 7; Stankovic 5, Cambiasso 6,5, Muntari 5,5 (35′ Lucio 7,5); Sneijder 6,5 (36′ st T.Motta 5,5); Milito 6 (26′ st Pandev 6), Eto’o 6,5. A disp.: Toldo, Mariga, Khrin, Quaresma. All.: Mourinho
Sampdoria (4-4-2): Storari 6,5; Zauri 5,5, Gastaldello 7, Lucchini 6,5, Ziegler 6; Semioli 4,5 (39′ st Padalino sv), Palombo 6, Poli 5,5 (33′ st Tissone sv), Guberti 5 (11′ st Mannini 6); Pozzi 6, Pazzini 5. A disp.: Guardalben, M.Rossi, Accardi, Scepovic. All.: Delneri
Mourinho senza voto
INTER-SAMPDORIA 0-0
Inter (4-3-1-2):
Arbitro: Tagliavento
Espulso: 31′ Samuel (I) per fallo violento; 38′ Cordoba (I)Â per doppia ammonizione; 28′ st Pazzini (S) per doppia ammonizione
Ammoniti: Pozzi (S), Lucchini (S), Eto’o (I)